Le sei del mattino
La giornata di una fioreria comincia molto prima che si alzi la serranda. I fiori arrivano presto, in scatoloni di cartone, ancora chiusi e disidratati dal viaggio. La prima cosa che si fa non è guardarli: è metterli in acqua.
Ogni stelo va ritagliato in diagonale e sistemato in secchi d'acqua fredda con il conservante. Questa fase si chiama idratazione e dura almeno un paio d'ore. Un fiore che salta questo passaggio arriverà al cliente con giorni di vita in meno — ed è un errore che il cliente non può vedere al momento dell'acquisto, ma che scoprirà dopo tre giorni.
Nel frattempo si controlla la merce. Ogni consegna ha una percentuale di scarto: steli spezzati, boccioli segnati, foglie ingiallite. Va tolto tutto prima che finisca in un mazzo.
Le otto: gli ordini della notte
Da quando abbiamo il sito, la prima cosa che si guarda al mattino è la posta. Gli ordini online arrivano a tutte le ore — e una buona parte di notte, quando qualcuno si ricorda di un compleanno l'indomani.
Ogni ordine diventa un foglio: nome, destinatario, indirizzo, comune, fascia oraria, testo del biglietto. È la parte meno romantica del mestiere ed è quella dove un errore costa di più. Un indirizzo sbagliato significa un bouquet che gira per il Sulcis mentre qualcuno aspetta.
Poi si sequenzia. Le consegne lontane — Sant'Antioco, Calasetta — vanno programmate; quelle su Iglesias si incastrano fra le altre.
Le nove: si apre
Chi entra in una fioreria di mattina sa cosa vuole. Sono i fiori per la casa, per la tavola, per una visita. Le richieste sono rapide e concrete.
Il pomeriggio è un'altra cosa: arriva chi deve fare un regalo e non sa cosa scegliere. Quelle conversazioni durano molto di più, e sono la parte del lavoro che somiglia meno al commercio. Le domande utili sono sempre le stesse tre: per chi è, per quale occasione, che colori le piacciono. Con quelle tre risposte il mazzo si compone quasi da solo.
Comporre
Un bouquet non si costruisce mettendo fiori uno accanto all'altro. Si comincia dai fiori di struttura, quelli grandi che daranno la forma. Poi i riempitivi, che occupano gli spazi vuoti. Infine il verde, che non è decorazione: è quello che dà profondità e impedisce alla composizione di sembrare piatta.
Gli steli si dispongono a spirale, tutti nella stessa direzione. È una tecnica che si impara con le mani e che ha una ragione pratica: un bouquet a spirale sta in piedi da solo, si apre a ventaglio e distribuisce l'acqua in modo uniforme.
Il Bouquet del fiorista nasce esattamente qui. È la composizione che facciamo senza vincoli, con quello che è arrivato più bello quella mattina. Chi lo ordina si fida — ed è, forse, l'ordine che ci piace di più ricevere.
Le consegne
Nel primo pomeriggio si carica il furgone. L'ordine di carico è l'inverso di quello di consegna: l'ultimo bouquet entra per primo.
D'estate è la fase critica. Un mazzo lasciato in auto sotto il sole di luglio si rovina in mezz'ora, e per questo nei mesi caldi concentriamo le consegne la mattina presto o nel tardo pomeriggio.
Poi ci sono i momenti che non si mettono in un mansionario. Le porte che si aprono e le persone che non si aspettavano niente. Le consegne in ospedale. Quelle per cui non serve suonare due volte perché qualcuno stava già aspettando. È il motivo per cui, quando qualcuno ce lo chiede, mandiamo su WhatsApp la foto del bouquet prima che parta: chi ordina da lontano vuole vedere cosa arriverà.
La sera
Si chiude alle venti. Poi c'è il lavoro che nessuno vede: i secchi da svuotare e lavare, il banco da pulire, i fiori da controllare uno per uno. Quelli che non arriveranno al giorno dopo si tolgono — e non si vendono comunque.
Infine si ordina per l'indomani, guardando cosa è rimasto e cosa serve. È una scommessa quotidiana: ordinare troppo significa buttare, ordinare troppo poco significa dire di no a qualcuno.
Se ti va di vedere com'è fatto il posto, la nostra pagina sulla fioreria racconta gli ambienti. Oppure vieni a trovarci: siamo in Via Azuni 40, a Iglesias.