La domanda che nessuno fa ad alta voce
Capita spesso. Qualcuno entra, guarda i bouquet in vetrina, e poi chiede il prezzo con una certa cautela — come se dovesse scusarsi. Poi sente la cifra e a volte fa una faccia.
È una faccia legittima. Un mazzo di fiori non ha un prezzo evidente come un chilo di pane, e da fuori è difficile capire da cosa dipenda. Quindi proviamo a smontarlo pezzo per pezzo, con onestà.
Il fiore costa quello che costa
La materia prima è la voce più pesante, e varia moltissimo. Una rosa a stelo lungo di buona qualità non costa come una gerbera. Un ranuncolo a febbraio non costa come lo stesso ranuncolo a maggio. Una peonia in piena stagione, a fine aprile, può costare il triplo di quanto costerebbe un fiore equivalente per volume.
Poi c'è la questione della provenienza. Molti fiori arrivano dall'Olanda, dove passano dalle aste di Aalsmeer, e il prezzo cambia ogni giorno secondo la disponibilità. Nelle settimane attorno a San Valentino e alla Festa della mamma le rose rosse possono raddoppiare all'origine. Non è speculazione del fioraio: succede prima, molto più in alto nella filiera.
Aggiungiamo che in Sardegna paghiamo un supplemento di trasporto che un fioraio di Milano non ha. È un dato di fatto geografico.
Lo scarto che nessuno vede
Questa è la parte che sorprende di più chi non fa questo mestiere. Di ogni consegna che riceviamo, una percentuale non arriverà mai in un bouquet: steli spezzati nel trasporto, boccioli segnati, fiori che non si aprono bene, foglie ingiallite.
E poi c'è il tempo. Un fiore reciso ha una finestra di pochi giorni. Quello che resta invenduto giovedì non si vende comunque lunedì: si butta. Ogni fioreria seria lavora con un margine di perdita fisiologica, e quel margine è dentro il prezzo di quello che vendiamo.
Chi compra un bouquet, di fatto, paga anche i fiori che sono stati scartati per garantirgli che quelli nel suo mazzo siano perfetti.
Il lavoro
Un bouquet composto a mano richiede fra i quindici e i quaranta minuti, a seconda della complessità. Prima ancora c'è l'idratazione della mattina, il taglio di ogni stelo, la pulizia delle foglie. Poi il confezionamento, la carta, il nastro, il biglietto scritto.
Non è tempo che si vede nel prodotto finito, ed è precisamente questo il punto: un bouquet fatto bene sembra semplice. È il paradosso di tutti i mestieri manuali.
Cosa distingue un mazzo da trenta euro da uno da sessanta
Non è quasi mai la quantità. È quasi sempre la qualità dei fiori principali e la complessità della composizione.
Con trenta euro si fa un bouquet onesto e bello: fiori di stagione, una struttura semplice, un buon verde. Con sessanta si può usare la rosa più grande, il fiore fuori stagione, il fogliame particolare, e costruire una composizione a più livelli che richiede il doppio del tempo.
Nessuno dei due è meglio dell'altro. Dipende da cosa serve.
Il consiglio che diamo davvero
Non dire «vorrei un mazzo di rose». Dì quanto vuoi spendere.
Sembra maleducato e non lo è: è l'informazione più utile che puoi darci. Con un budget in mano possiamo scegliere i fiori che in quel giorno rendono di più per quella cifra, invece di infilare a forza il fiore che hai nominato anche quando la stagione non lo aiuta.
I bouquet migliori che facciamo nascono quasi sempre così: «ho quaranta euro, è per mia sorella, le piacciono i colori chiari». Con tre informazioni si lavora benissimo.
È esattamente il principio del Bouquet del fiorista: tu dici la cifra, noi scegliamo il meglio della giornata.
E la consegna?
La consegna è una voce a parte, e noi la teniamo separata apposta. Trovi il costo per ogni comune indicato in chiaro nella pagina dello shop, prima di arrivare al pagamento.
Alcuni siti nazionali inglobano il trasporto nel prezzo del bouquet, così sembra che costi meno. In realtà stai pagando lo stesso, solo senza saperlo — e spesso una parte di quel che paghi resta al circuito invece di finire nei fiori.